
Il Manifesto di Ventotene, di Eugenio Colorni, filosofo socialista, Altiero Spinelli, ex comunista antistalinista, Ernesto Rossi, liberal-socialista, scritto nel 1941 in piena guerra e risistemato nel 1944 è articolato in tre parti: la prima si titola La crisi della società moderna, nella quale si descrive come il principio di libertà e indipendenza sia stato tradito dal formarsi degli Stati totalitari che, a partire dai nazionalismi e dalla divisione tra Nazioni, ha portato ai due sciagurati conflitti mondiali; la seconda I compiti del dopoguerra. l’Unità Europea,la parte più attuale e ispirata, spiega come la sconfitta dei totalitarismi non sia sufficiente a proteggere dal rischio di nuove supremazie e guerre; dunque, solo una federazione degli stati europei potrà garantire libertà a pace; la terza, infine, I compiti del dopoguerra. La riforma della società, la parte più “ideologica” – e per questo più “datata” – proietta nella possibile nuova dimensione di una Unità Europea confederata il pensiero socialista e le dinamiche per ridisegnare nuove forme di uguaglianza e democrazia; temi affrontati dal punto di vista di antifascisti vittime del regime e confinati nell’isola di Ventotene.

Dal 19 marzo scorso, per molti giorni si è parlato dell’intervento della Presidente Meloni a proposito della manifestazione unitaria di piazza del Popolo a Roma in difesa dell’Europa e di una unità federata fondata sul Manifesto di Ventotene. Per sminuirne i valori e prenderne le distanze, Meloni in Parlamento ha citato alcuni passaggi del documento, isolandoli dal contesto per indicarlo come uno scritto sovversivo. Impossibile sostenere che sia stata semplicemente l’esposizione di un punto di vista diverso dal significato e dalle idee espresse dalla manifestazione. Piuttosto l’intervento è sembrato una provocazione e comunque, di fatto, una presa di distanza dall’idea di Stati Uniti di Europa e dall’antifascismo, confermando la sua convinzione nazionalista e sovranista.
Riporto a seguire i brani letti da Meloni (in grassetto) integrati dal proseguo dello scritto originale che ne spiega compiutamente il senso, ben diverso dalla superficiale e tendenziosa interpretazione proposta dalla Presidente:
………………………… La rivoluzione Europea per rispondere alle nostre esigenze dovrà essere socialista; cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la realizzazione per esse di condizioni più umane di vita. La bussola di orientamento per i provvedimenti da prendere in tale direzione non può essere però il principio puramente dottrinario secondo il quale la proprietà privata dei mezzi materiali di produzione deve essere in linea di principio abolita e tollerata solo in linea provvisoria, quando non se ne possa proprio fare a meno. La statizzazione generale dell’ economia è stata la prima forma utopistica in cui le classi operaie si sono rappresentate la loro liberazione dal giogo capitalista; ma, una volta realizzata in pieno, non porta allo scopo sognato, bensì alla costituzione di un regime in cui tutta la popolazione è asservita alla ristretta classe dei burocrati gestori dell’economia. Il principio veramente fondamentale del socialismo, e di cui quello della collettivizzazione generale non è stato che una affrettata ed erronea deduzione, è quello secondo il quale le forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma- come avviene per le forze naturali – essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo più razionale, affinché le grandi masse non ne siano vittime. Le gigantesche forze di progresso che scaturiscono dall’interesse individuale, non vanno spente nella morta gora della pratica routiniere per trovarsi poi di fronte all’insolubile problema di resuscitare lo spirito d’iniziativa con le differenziazioni nei salari, e con gli altri provvedimenti del genere; quelle forze vanno invece esaltate ed estese offrendo loro una maggiore opportunità di sviluppo e di impiego……………………………….
…………………………………. La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso non dogmaticamente in linea di principio. Questa direttiva si inserisce naturalmente nel processo di formazione di una vita economica europea liberata dagli incubi del militarismo o del burocratismo nazionale. La soluzione razionale deve prendere il posto di quella irrazionale, anche nella coscienza dei lavoratori. …………………………………
……………………………….. Nelle epoche rivoluzionarie in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente; attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo Stato e attorno a esso la nuova democrazia. La pietosa impotenza dei democratici nella Rivoluzione russa, tedesca, spagnola sono tre dei più recenti esempi. In tali situazioni, caduto il vecchio apparato statale, con le Sue leggi e la sua amministrazione, pullulano immediatamente, con sembianze di vecchia legalità, o sprezzandola.
Ma la risposta più semplice e sintetica alla provocazione di Meloni è arrivata la sera stessa del 19 marzo dalla straordinaria forza comunicativa di Roberto Benigni, che riporto qui a seguire (tratta da La7 – Piazza Pulita del 20/03/2025):
