Crollano le case

Una domanda semplice ma significativa: cosa fa l’acquirente di una casa unifamiliare o di un appartamento − nuovo o vecchio, di città, mare o campagna, non fa differenza − appena ne entra in possesso? Decide di demolire quanti più muri, tramezzi, pavimenti e finiture varie è possibile e di ridisegnare la casa secondo le proprie esigenze, anche se è stata appena ultimata. Se ha i mezzi potrà chiamare un architetto a condividere e studiare le modifiche, altrimenti farà da solo, magari con quei due manovali tuttofare consigliati dall’amico! Ma certamente cambierà: quello che andava bene prima non va bene ora, e comunque occorre cambiare per imporre la propria individualità. E i permessi non sono un problema, basta non chiederli.

Confronto a tre

(immagine 1 e 2: prima del crollo, dal basso e dall’alto. Immagine 3: dopo il crollo)

E’ successo a Roma, nello lo stabile del noto Teatro Olimpico, di fronte al nuovo Ponte della Musica, a due passi dal MAXXI e dall’ex area militare destinata ad investimenti immobiliari e al Museo della Scienza (vedi articolo precedente), di fronte al Foro Italico e allo Stadio Olimpico e non lontano dall’Auditorium di Piano. Ma cosa è successo?

Gli ultimi tre solai sono collassati uno sull’altro in corrispondenza dell’angolo di un fabbricato di 7 piani. Un solo dubbio: di chi la colpa? E molte certezze: qualcuno ha alterato l’equilibrio strutturale demolendo muri e/o sovraccaricando in modo improprio i solai; la pratica delle demolizioni interne è diventata un problema serio, causa la superficialità e le pretese dei proprietari; le imprese di costruzione, che pagano i minimi salariali, impiegano operai non specializzati e spesso irregolari; molti architetti sono incompetenti e ragionano solo sul concetto muro portante/tramezzo, non considerando le controventature, i rompitratta e la delicatezza delle strutture; le strutture miste, che mettevano insieme tecnologie tradizionali con nuove tecnologie ancora poco praticate – muri portanti in mattoni o tufo insieme a qualche pilastro in c.a., travi in c.a. o acciaio, travetti in c.a. o con putrelle, solai in voltine o cemento e laterizio, ecc… – tipiche dell’edilizia dei primi decenni del Novecento, non andrebbero mai alterate.

Dopo il crollo del valore commerciale, il crollo dell’appetibilità causa la tassazione elevata, oggi le case crollano materialmente.

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Informazioni su umbertocao

Architetto romano per molti anni impegnato a progettare e costruire, quindi professore universitario di Progettazione Architettonica a Roma, Catania ed Ascoli Piceno dove è stato anche Preside per molti anni. Oltre alla architettura, si interessa di cinema, pratica la fotografia e i video, riflette sull'attualità culturale e politica.
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7 risposte a Crollano le case

  1. stefano ha detto:

    Credo si tratti del tipico palazzo con struttura portante mista tipico degli anni trenta del secolo scorso: un telaio interno di travi e pilastri in C.A. e un coronamento esterno di muratura portante con i solai tessuti tra questi due elementi portanti. Sono le strutture più pericolose da manomettere per almeno due motivi che ho potuto riscontrare nella mia ormai lunga esperienza sia come strutturista che come perito di tribunale:
    1) la pessima qualità del Calcestruzzo, la mancanza quasi totale di staffe con conseguente spanciamento per carico di punta delle armature verticali e la ridotta dimensione dei pilastri cui era demandato il solo compito di trasmettere i carichi verticali, come se tutte le combinazioni di carico possibili finiscano per ricondursi al solo carico centrato sul pilastro;
    2) Il desiderio sempre più diffuso di spazi ampi ed aperti nella distribzione interna degli alloggi, dove non servono più tante stanze per una famiglia ridotta ormai al massimo a tre componenti e dunque si desiderano solo ampi spazi di ricevimento e via tutti i tramezzi che, pur non avendo una originaria valenza di elemento portante, finiscono però per averne a seguito del rilassamento dei solai che finiscono per caricare sui tramezzi soprattutto posti trasversalmente al tessuto dei solai con conseguenti forti cedimenti di questi ultimi al momento di eliminazione del tramezzo sottostante.
    Appare poi evidente che in quel palazzo siano cresciuti almeno un paio di piani dopo la originaria costruzione e ….. cosa c’è di meglio nel piano attico che riempire di vasi tutto il terrazzo? Alcuni vasi riempiti di terra bagnata arrivano a pesare sino a 700/800 kg a mq contro i 250 kg/mq che si sono sempre portati in conto per il dimensionamento dei solai.
    …. quante volte sono passato per rompicoglioni perchè non condividevo alcuni interventi! Finora mi è andata bene e ho resistito ai desideri impossibili!
    Se penso che con il Piano Casa approvato si potrebbe proporre di realizzare due mini appartamenti sul terrazzo del mio condominio, penso con terrore a quella eventuale riunione di Condominio futura …..

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  2. umbertocao ha detto:

    Grazie, Stefano, del contributo. Abbiamo lavorato insieme e conosco la tua competenza nel campo

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  3. Paolo Uliana ha detto:

    Ciao, sono un ingegnere e di richieste folli ne ricevo spesso.
    Fortunatamente, nel generale disprezzo per i professionisti di questo settore, il mio ruolo conserva una certa autorevolezza, grazie alla quale mi è riuscito di impedire interventi potenzialmente catastrofici. Interventi stabiliti considerando il problema particolare invece di quello generale, non valutando l’edificio nel suo insieme senza nemmeno conoscerne il funzionamento strutturale.

    Tuttavia, è abbastanza difficile far crollare tre solai uno sull’altro. Si vede che in questo caso gli errori fatti sono molti e si sono sommati fino ad ottenere questo disastro.
    Non bastano i vasi, non basta la rimozione di un “tramezzo” o l’apertura in un muro portante. I coefficienti di sicurezza dei materiali sono molto elevati e c’è spazio per un ampio margine di manovra, fortunatamente. Prova ne sia che la struttura sottostante al crollo ha tenuto all’impatto di tre piani, non è cosa da poco.
    C’è qualcosa di più, qualcosa di veramente stupido che è stato fatto in barba anche al senso comune di un non addetto ai lavori.

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  4. sandro ha detto:

    Buongiorno,sono un giardiniere di Milano.Spesso ci capitano richeiste assurde che prevedono l’utilizzo di quantita’ di vasi e piante spropositate senza mai pensare a quelli che sono i carichi dovuti all’irrigazione delle piante per esempio.Regolarmente nessuno è a conoscenza dei carichi previsti per determinate strutture e davanti al nostro rifiuto di realizzare certi sogni,per mancanza di sicurezza,si rivolgono ad altri.Bene cosi’ direi prima di arrivare a situazioni come quella di Roma.Domanda,in mancanza dei dati di portata percheè magari la casa è vecchia e i documenti si sono persi per strada una perizia certificata a chi possiamo chiederla ?
    Grazie

    Sandro Degni

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  5. umbertocao ha detto:

    Un ingegnere calcolatore, sulla base di saggi sul solaio che consentano di capirne il criterio costruttivo, le luci, i materiali e gli spessori è in grado di certificare il sovraccarico tollerabile nei margini di sicurezza

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  6. Paolo Uliana ha detto:

    Se posso intromettermi, in alternativa farei fare una prova di carico da una ditta specializzata. Il prezzo è abbordabile.
    La procedura alternativa (rilievo, saggi, ecc) è altrettanto buona ma – secondo me – è soggetta alle capacità del tecnico ed è quindi più aleatoria.

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  7. umbertocao ha detto:

    Giusto, ma, attenzione, la prova di carico è molto costosa e potrebbe anche danneggiare il solaio

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