VIVERE E MORIRE SENZA MASCHERE

I comportamenti umani nascono da una contraddizione: da una parte l’interiorità dei sentimenti e delle emozioni (la gioia, il dolore, l’amore, l’odio, l’affetto, l’amicizia, la fede, ecc…) che esprimono, o non nascondono, una sensibilità sincera ed estroversa; dall’altra la maschera dei comportamenti rituali, della esibizione, dell’adattamento al contesto, delle convenzioni, della pratica di sovrastrutture ideologiche o religiose.

Questa doppia realtà umana viene trattata nel film Lo Straniero, di François Ozon. E’ una storia, raccontata in bianco e nero, ambientata nella Algeri degli anni Quaranta del secolo scorso. È un film difficile perchè incarna il complesso pensiero di Camus, autore del romanzo da cui il film è tratto. Più che “straniero” il protagonista è “strano” e spiazza continuamente i suoi interlocutori come spiazza il pubblico in sala. Nella sostanza viene messa in luce proprio quella contraddizione di cui parliamo, la distanza che c’è tra i comportamenti umani piegati al conformismo dei sentimenti esteriori (la maschera) e l’interiorità materialista del protagonista che apprezza la luce del sole, il fumo di una sigaretta, il gusto del cibo, il sesso con la sua donna (la sostanza). Rifiuta di amare e rifiuta di piangere.

Ampliando il ragionamento, è la distanza che c’è tra la dimensione umana che condiziona sia fatti piccoli e individuali che eventi grandi e tragici, e la dimensione sovraumana e  universale di un sistema cosmico che resta indifferente a quanto accade sul pianeta terra, procedendo nelle sue infinite e ripetute traiettorie di una unica realtà. Sembra che proprio a questo pensi il protagonista del film: essere la insignificante parte di un tutto immanente e superiore, tanto che la sua unica risposta alle domande che da più parti lo incalzano è dire sempre la verità, più importante della vita stessa.

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