Un papa bipolare

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Nella nuova generazione di registi italiani senza dubbio Paolo Sorrentino è il più affermato a livello internazionale, destinato a prendere il posto dei grandi maestri degli anni Cinquanta e Sessanta; di Fellini soprattutto, sempre molto amato negli USA. Ammetto di essere anche io uno stimatore dei lavori di Sorrentino: dall’Uomo in più (2001) e Le Conseguenze dell’amore (2004), sino agli ultimi, oltre alla Grande bellezza (2013) e Youth (2015), anche il This Must Be The Place (2011), poco apprezzato negli States ma, a mio avviso, uno dei suoi migliori film.

Con grande curiosità quindi ho atteso l’uscita della sua prima serie, il lungo film in 10 puntate sullo Young Pope. Sorrentino lo ha girato interamente (quasi 10 ore di “montato”) in poco più di un anno. La critica, esito anche di una frenetica campagna pubblicitaria di SKY, lo ha presentato come una allegoria del potere, una sorta di analogo all’House of Cards di Beau Willimont trasferito dalla Casa Bianca alla Città del Vaticano.

Un film, soprattutto quando sviluppato in serie, deve essere valutato dopo una visione completa, eppure, dopo due puntate, sento il bisogno di esprimere un primo commento. Come sempre un parere da spettatore e non da critico.

Guardando The Young Pope mi sono venute in mente alcune domande: perché un lungo film sul papa? Perché un papa giovane bello? Perché “in serie”? D’istinto mi viene una risposta per tutte: perché è un film su commissione, o almeno lo sembra. Per quanto prodotto da Wildside per SKY Italia, appare rispondere alle richieste del mercato internazionale delle serie TV. Per carità, nulla di male, anzi ovvio per produzioni costose, ma, nonostante Sorrentino lo abbia rivendicato, non mi sembra un film nato da una sua scelta personale e sviluppato in autonomia. Se non altro perchè era una idea in qualche modo bruciata dall’Habemus Papam di Nanni Moretti.

La Roma de La grande bellezza, non era la Roma vera e malandata di oggi, ma una Roma analoga, anzi una Roma artatamente “romana” per eccesso. Il disagio dell’età dei protagonisti di Youth era celebrato con astrattezza intellettuale, ma svelava la concreta esasperazione del desiderio/paura per la morte. Il tema del papato ne The Young Pope, semplicemente non esiste né per difetto né per eccesso.

Proseguendo nel confronto con House Of Cards, laddove nella serie statunitense è possibile riconoscere il dispositivo cinematografico della rappresentazione di un realtà negativa “in eccesso”, che produce nello spettatore comprensione del problema, ma anche stupore e rabbia, il papa di Sorrentino, troppo giovane e bello, fumatore incallito, profano e disinvolto maschio provocatore, semplicemente non è un papa. Quindi non evoca alcuna brama o trama di potere, non crea né fascino, né stupore o rabbia. Intransigente ed al tempo stesso libertario, resta estraneo, incomprensibile nella sua bipolarità.

E poi, troppa Roma da cartolina con riprese dall’alto e dal basso di San Pietro e di una Città del Vaticano in parte truccata e con improbabili montaggi di folle acclamanti da stadio. Sino al paradosso di una via della Conciliazione nella quale compare la rampa elicoidale del parcheggio multipiano dell’ingegnere Morandi di via Magnagrecia (zona San Giovanni, per i non romani!). Va bene la fantasia e l’invenzione autoriale, ma c’è un limite a tutto!

Non resta che sperare nelle altre prossime 8 puntate. E sono pronto a cambiare idea.

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Informazioni su umbertocao

Architetto romano per molti anni impegnato a progettare e costruire, quindi professore universitario di Progettazione Architettonica a Roma, Catania ed Ascoli Piceno dove è stato anche Preside per molti anni. Si interessa non solo di Architettura, ma anche di Cinema, pratica la Fotografia e i Video. Riflette sull'attualità culturale e politica.
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Una risposta a Un papa bipolare

  1. stefano003 ha detto:

    Dici che il tuo commento è da spettatore e non da critico ….. (sei troppo preparato per definirti solo spettatore!) Io posso permettermi di parlare come semplice spettatore (quale in effetti sono) e ti dico che ho visto le due puntate con piacevole divertimento. Ho trovato tutto molto ironico e non sono stato a notare la rampa del garage di Morandi (ripensandoci non ci avevo proprio fatto caso) perchè evidentemente mi sono lasciato andare alle immagini ed alla storia più di te! In Hause of card c’è la lotta spietata per la conquista del potere … qui il potere è già acquisito (anche se per caso) e quindi ho colto soprattutto l’ironia della situazione. Non ho idea di come possa svilupparsi la storia ma certamente ci tengo a vederlo.

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