Quando la realtà supera la retorica

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Secondo quanto spiegato da Nadine Labaki, regista del film Cafarnao – Premio della Giuria a Cannes 2018 – il piccolo interprete, Zain al-Rafeea, si trovava esattamente nella condizione in cui il film lo rappresenta. Siriano emigrato a Beirut con la sua numerosa famiglia, viveva realmente di stenti e pericoli quotidiani in una baraccopoli alla periferia della città, sino alla realizzazione del film, dopo il quale ha trovato pace emigrando in Svezia e imparando finalmente, superati i 13 anni, a leggere e scrivere.

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L’eccezionalità del film è proprio qui, nell’agire del piccolo protagonista che mantiene il nome di Zain, adolescente in un corpo ancora bambino, ma con il coraggio e la capacità di muoversi e decidere per se e per gli altri. Non trova conforto nei genitori, cinicamente brutali di fronte alle difficoltà di sopravvivenza, adora la sorella undicenne, si avvicina a chi soffre e subisce le sue stesse ingiustizie, protegge una bimba di un anno figlia di una somala immigrata clandestina, vendica la sorellina venduta in moglie ad un uomo adulto, finisce in prigione e, con un candore disarmante ma implacabile, accusa i genitori di averlo dato al mondo e Dio di non avergli dato la possibilità di diventare un uomo rispettato ed amato.

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Credo che l’abilità di un regista si misura sulla capacità di guidare gli attori. In questo caso bambini o, comunque, non professionisti. Nadine Labaki, libanese, regista, sceneggiatrice e attrice – Caramel (2007), E ora dove andiamo (2011) – in Cafarnao è insuperabile. Presumo abbia girato una grande quantità di scene rispetto al montato, lasciando che i piccoli interpreti agissero con spontaneità, guidandoli forse solo con un canovaccio di istruzioni.

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La regista, che nel film compare, con discrezione, nelle vesti di un avvocato, abbandonato il tono di leggerezza che aveva accompagnato le sue precedenti storie sulle donne arabe, ci fa esplodere nello stomaco una bomba di emozioni, ma anche un fuoco di speranze. E ci fa riflettere: l’amore per i figli non è quello di chi li produce come conigli, ma di chi è consapevole della enorme responsabilità genitoriale, anche nelle peggiori condizioni di vita; la fuga da una guerra è anche la fuga dalla povertà e viceversa; l’identità non è quella scritta su un documento, ma quella che ti pone dentro la realtà; la vendetta, per quanto giustificata da una etica semplificata o dalla legge del Corano, non paga, ma il giudizio sugli uomini e sui loro comportamenti lo può esprimere anche un bambino.

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Informazioni su umbertocao

Architetto romano per molti anni impegnato a progettare e costruire, quindi professore universitario di Progettazione Architettonica a Roma, Catania ed Ascoli Piceno dove è stato anche Preside per molti anni. Oltre alla architettura, si interessa di cinema, pratica la fotografia e i video, riflette sull'attualità culturale e politica.
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