UNA LUNGA TRAGEDIA IN 40 SECONDI

Forse è da una decina d’anni, da Non Essere Cattivo, il bel film uscito subito dopo la morte del suo autore, Claudio Caligari, che il cinema italiano non proponeva una visione così lucida e spietata delle difficoltà dei giovani che vivono in una periferia non solo urbana ma anche culturale, incapaci (o impossibilitati?) di compiere il salto mentale dalla leggerezza dell’età scolastica alla durezza del confronto con la realtà. Mi riferisco al film 40 Secondi, di Vincenzo Alfieri, da un libro di Federica Angeli; ora su Netflix. Con due non irrilevanti differenze: i due protagonisti del film Non Essere Cattivo (che lanciò la carriera di Alessandro Borghi e Luca Marinelli), per quanto contaminati da un degrado che spinge alla droga e all’alcol (ad Ostia in quel caso) cercano un percorso per affrontare il futuro; i giovani e le giovani di 40 Minuti invece appaiono inconsapevoli, senza progetti e senza speranza.

Paradossalmente hanno un progetto di vita proprio i protagonisti della tragedia raccontata dal film, ma reale pochi anni fa a Colleferro, piccolo centro urbano nella periferia della città metropolitana di Roma: da una parte i fratelli assassini che praticano lo spaccio e la violenza come affermazione sociale e dall’altra Willy, che vuole tirarsi fuori dalla sua condizione sognando un futuro. Tutto il resto è “branco” che vive di solitudini in conflitto. Il film, che meriterebbe molte considerazioni anche sul piano tecnico (formato 4/3, primi piani, dettagli, camera a mano, montaggio), è costruito come un “puzzle” in cui ogni frammento descrive i rapporti associativi e conflittuali tra gli individui del branco. Man mano che il puzzle prende forma appare inevitabile il compiersi di una tragedia. Il finale ci restituisce il quadro completo, sintetizzato nei 40 secondi dell’atto criminale. Tutto il branco è responsabile, direttamente o indirettamente. I colpevoli saranno seriamente puniti. Ma la causa prima resta la questione tanto discussa, quanto insanata, di un degrado culturale e sociale che ha le sue radici nelle diseguaglianze ambientali ed economiche sempre più marcate.

Lascia un commento