DISTOPIA DELLA REALTÀ Blade Runner tra 2018 e 2049

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La storia raccontata nel primo Blade Ranner è ambientata nel 2018 e quella del sequel, Blade Runner 2049, è ambientata, appunto, trenta anni dopo. E’ poco meno della distanza temporale che intercorre tra l’uscita del primo film (1982) e quella del secondo (ottobre 2017). Così la rappresentazione di un mondo corrotto dall’inquinamento, dall’affollamento e dalla violenza, che fece del film di Ridley Scott non solo un capolavoro cinematografico, ma anche un geniale presagio degli imminenti mali del pianeta, ritorna insieme ad un Harrison Ford correttamente invecchiato. Ma questi decenni di distanza consentono anche di rappresentare la metropoli futura ancora più cruda e devastata di quella di trenta anni prima, con un realismo che solo le tecnologie visuali di oggi riescono a portare sullo schermo.

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Questo forse è l’aspetto più coinvolgente di un film nel quale la scenografia risponde alla rappresentazione di un mondo che è solo metropoli e nel quale la natura non esiste più. C’è la metropoli-mondo del potere rinchiusa in grattacieli-fortezza, controllati da telecamere che scrutano sino all’intimo le persone; la metropoli-mondo delle immense periferie affollate da una disperata umanità multietnica che percorre strade intasate; la metropoli-mondo di un paesaggio interamente coperto da gigantesche zolle di cemento per produrre alimenti artificiali; la metropoli-mondo dello scarto, nella quale si accumulano i detriti delle città e delle tecnologie del passato; e infine l’extra-mondo nel quale restano intatti gli spazi e i ricordi del passato e dove vivono rinchiusi coloro che alle nuove regole hanno opposto rifiuto.

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Un’altra chiave di lettura del film è quella del rapporto tra vero e falso, reale e irreale, umano e disumano, termini che nell’arco della narrazione si confermano e smentiscono continuamente. Il potere, che coincide ormai con il potere finanziario, si costruisce i suoi schiavi, androidi organici, perfetti in tutto, ma senza memoria sogni e sentimenti, se non quelli indotti artificialmente in quanto utili al sistema.

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Il racconto – che non deve essere svelato per un film appena uscito – si arricchisce di trovate spettacolari che si rifanno a dispositivi tecnologici già esistenti (assistente virtuale, ologrammi, analisi DNA, ecc…) portandoli all’estremo in modo anche divertente e compensando i toni cupi e distopici del film. In definitiva possiamo dire che il Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve vince una scommessa difficile: non manca di rispetto al suo “padre naturale” e non si propone come semplice sequel commerciale. Ma ne riprende i toni nella sceneggiatura (c’è ancora Hampton Fancher), nelle immagini della metropoli, nel trucco degli attori, nella musica (omaggiando Vangelis), e in generale nella visione tragica del racconto, con una autonomia creativa e di regia che lo rende certamente un film da vedere, anche per chi considera Blade Runner di Ridley Scott un irripetibile cult movie.

 

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Informazioni su umbertocao

Architetto romano per molti anni impegnato a progettare e costruire, quindi professore universitario di Progettazione Architettonica a Roma, Catania ed Ascoli Piceno dove è stato anche Preside per molti anni. Si interessa non solo di Architettura, ma anche di Cinema, pratica la Fotografia e i Video. Riflette sull'attualità culturale e politica.
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2 risposte a DISTOPIA DELLA REALTÀ Blade Runner tra 2018 e 2049

  1. bruno daro' ha detto:

    caro Umberto per fortuna non è andata proprio cosi’ come prefigurava 30 anni fa il primo B.R. la realtà è un po’ piu’ complessa di come la puo’ immaginare uno scrittore di science fiction. Ma era proprio necessario fare un secondo B.R.? Riciclando montagne di rifiuti e star mummificate, na palla confezionata con professionalità e dispendio di mezzi…….boh ma intaccato anche il ricordo non è piu’ il tempo forse?

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  2. umbertocao ha detto:

    Quindi lo hai visto e non ti è piaciuto?! Stavolta non siamo d’accordo. Secondo me questo film, come il primo e forse anche meglio del primo, riesce a evidenziare le contraddizioni contemporanee attraverso il dispositivo della “science fiction”, appunto, estremizzandone mali e pericoli… poi, certo, gli antichi amori non si ripetono mai!

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