Lo stadio e il suo territorio

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Qualsiasi legislazione democratica, ma anche il buon senso, ritiene ingiusto punire un gruppo o una comunità intera per una colpa od un reato commesso all’interno di essa, qualora non siano stati individuati i reali responsabili. Da questo vorrei partire, ma con una premessa: quanto accaduto nello stadio Olimpico di Roma alla fine di Ottobre durante lo svolgimento di una partita di calcio con il rinvenimento di adesivi che richiamavano orrendi slogan antisemiti, con l’utilizzo – oserei dire “blasfemo” – della immagine di Anna Frank, che dell’antisemitismo rappresenta una figura iconica, è stata una performance disgustosa, che rispecchia un estremismo di destra tanto imbecille quanto pericoloso. Gli autori lo praticano nei contesti del degrado sociale e culturale, ma lo esportano spesso negli stadi.

Ciò detto, vorrei parlare più a fondo delle passioni che esplodono in uno stadio di calcio. Ho frequentato lo Stadio Olimpico di Roma quasi ininterrottamente nella mia vita. Anzi ricordo persino il vecchio Stadio Torino degli anni cinquanta, quando, bambino di 6 anni seduto sulle ginocchia di mio padre abbonato della Lazio, ho assistito alla mia prima partita di calcio. Negli anni, sulle gradinate dello stadio ho visto di tutto: dalle “scazzottate” tra tifosi non solo di squadre avverse ma anche a causa di punti di vista diversi, sino ai petardi lanciati in direzione dei tifosi avversari; dalle invasioni di campo agli scontri con la polizia tra i lacrimogeni; dalle esibizioni di striscioni o simboli beceri alle più crudeli ingiurie contro gli avversari. Ma soprattutto ho visto tante bandiere colorate, le incredibili scenografie che riempiono le curve, il canto che accompagna l’ingresso dei giocatori in campo, l’urlo feroce per l’errore di gioco, il coro di fischi all’avversario e la gioia incontenibile del gol.

In questi giorni si è parlato e scritto di tutto. In particolare molti hanno reclamato la necessità che nello stadio governi lo stesso ordine civile che abbiamo (o dovremmo avere) negli altri luoghi pubblici. Mi spiace, ma questo non sarà mai possibile. Chi lo chiede e chi lo ritiene attuabile non è mai stato o non ha capito cosa è uno stadio e non ama il calcio. Lo stadio, si dice, deve essere aperto alle famiglie per passarvi due ore di una domenica tranquilla. E’ difficile, forse lo potrebbe essere in alcuni settori riservati, certamente non nelle curve, dove la pressione dei corpi compatti esalta la passione popolare senza freni.

Lazio - Roma

E’ impossibile che il tifo organizzato nelle curve non sia padrone del territorio, anzi, è impossibile che non consideri questo territorio uno spazio libero. Ed è facile che in questo spazio libero si muovano gruppi che vi importano ideologie perverse e violente praticate altrove e cerchino il controllo del territorio, ovvero della curva. Costoro vanno individuati e cacciati. Ma reprimere e allontanare le passioni dello stadio come strumento per debellare le squadracce minoritarie sarebbe proprio quell’atto ingiusto di cui scrivevo nell’incipit di questo scritto. Punire tutti i tifosi di una squadra chiudendo le curve o l’intero stadio (come poi realmente accade) sarà un atto che certamente placherà i cantori del buon senso e del politicamente corretto, ma piacerà anche ai tifosi delle squadre di calcio avverse, cui, inutile nasconderlo, appartengono molti dei giornalisti che in questi giorni ne hanno scritto.

(vignette sul caso degli adesivi antisemiti allo stadio)

Per questo il disgusto per gli adesivi razzisti rinvenuti nella curva sud dello Stadio Olimpico di Roma nel mio caso ha lasciato il posto al fastidio ed al dissenso per molte delle cose scritte, dette e disegnate, inclusa la discutibile strumentalizzazione della figura di Anna Frank.

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Informazioni su umbertocao

Architetto romano per molti anni impegnato a progettare e costruire, quindi professore universitario di Progettazione Architettonica a Roma, Catania ed Ascoli Piceno dove è stato anche Preside per molti anni. Si interessa non solo di Architettura, ma anche di Cinema, pratica la Fotografia e i Video. Riflette sull'attualità culturale e politica.
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2 risposte a Lo stadio e il suo territorio

  1. bruno daro ha detto:

    Caro Umberto é vero: non é giusto chiudere una parte o addirittura tutto lo stadio per “pochi?” teppisti facinorosi che militano in tutte le squadre di calcio. Ma é anche vero che a fronte di episodi gravi vanno presi provvedimenti drastici e fermi. Inoltre la S.S. Lazio è da sempre, più di altre compagini caratterizzata da un atteggiamento di estrema destra non so se dipende dalla nobiltà delle sue antiche origini o perchè è seguita nei quartieri borghesi di Roma certo a questa immagine hanno contribuito tra l’altro: l’atteggiamento di: Di Canio, lo scandalo scommesse, la moglie di Giordano, la finta rapina di Re Cecconi, il dopo di Chinaglia e per ultimo il comportamento del suo presidente in questa occasione. Con affetto FORZA ROMA

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  2. umbertocao ha detto:

    Forse non ci sono riuscito, ma il mio scritto, partendo dal caso Lazio, voleva essere uno sguardo obiettivo sul problema degli ultras e dell’atteggiamento della stampa in proposito. Quindi non da tifoso come invece è stato il tuo commento.
    Ricambio l’abbraccio

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