Napoli: selfie nel quartiere Traiano

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La Fondazione Cinema per Roma tra le attività a corollario della Festa del Cinema presenta un calendario di proiezioni al MAXXI, tra cui un ciclo di documentari chiamato “Extra doc festival”. Selfie di Agostino Ferrente è uno di questi, reduce dall’ultimo Festival di Berlino nella sezione Panorama. Il film non è una fiction ma neppure un documentario vero e proprio, più propriamente è una ricerca sperimentale sul linguaggio cinematografico.

La pratica della ripresa video in forma di selfie non è nuova. In Italia è applicata da tempo, settimanalmente, nel programma televisivo di Diego Bianchi Propagandalive, ma in questo caso si sposa perfettamente con l’idea del film. Ferrente ha pensato di descrivere le giornate estive di due ragazzi sedicenni che vivono nel quartiere Traiano a Napoli. Per farlo ha consegnato loro due iphone con lo stabilizzatore invitandoli a girare un film su loro stessi e gli amici: un videodiario ripreso quasi sempre con l’obiettivo anteriore, dietro ai quali la gente e il quartiere costituiscono la scena. Al tempo stesso il regista ha piazzato alcune gopro nelle strade e piazze, estraendone brevi clip che, come pagine fuori testo, scandiscono il tempo.

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Il film è un dichiarato controcampo dell’immagine standardizzata della Napoli-Gomorra. I due ragazzi, Alessandro e Pietro, rifiutano lo spaccio ampiamente praticato nel quartiere e non vogliono finire con la pistola in mano. Sono coetanei e amici di “uno di loro” ucciso nel 2014 da un carabiniere che lo aveva scambiato per un ricercato. La memoria dell’amico, Davide Bifolco, e del fratello morto d’infarto pochi giorni dopo la sentenza che assegnava un pena lievissima al carabiniere responsabile, costituisce un doloroso chiodo mentale che condiziona i loro pensieri. Hanno piena consapevolezza di una condizione di vita grama e difficile che mai gli consentirà di vivere nella città dei ricchi come Posillipo, perché servire i caffè in un bar o fare l’aiutante barbiere non li farà mai uscire dal quartiere Traiano. Ma non si vogliono sentire “emarginati” e non si arrendono. Non contraddicono le ragazzine che, interrogate sui loro sogni d’amore, dichiarano che, se il futuro sposo dovesse andare in prigione, poco male, lo aspetteranno anche per 10 anni purchè sia amore vero.

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Selfie non ci lascia seduti tranquilli in poltrona. Per più di un’ora ci porta in giro per il quartiere Traiano, lontano anche topograficamente dalla Gomorra di Scampia. Ci fa condividere le giornate di due sedicenni e dei loro amici, ce li mostra annoiati e sudati nell’afa estiva, ricordare l’amico morto, accudire una nonna depressa, preoccuparsi della dieta e cercare di abbronzarsi, dichiararsi fedeltà nell’amicizia. Ne usciamo storditi, ma abbiamo capito qualcosa di più sui giovani della periferia napoletana. Dicono che questo film sarà distribuito alle scuole, bene. Nel frattempo speriamo venga distribuito anche nelle sale di circuito.

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Informazioni su umbertocao

Architetto romano per molti anni impegnato a progettare e costruire, quindi professore universitario di Progettazione Architettonica a Roma, Catania ed Ascoli Piceno dove è stato anche Preside per molti anni. Oltre alla architettura, si interessa di cinema, pratica la fotografia e i video, riflette sull'attualità culturale e politica.
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