MUNICIPIO II DI ROMA: che fare?

Il programma del Partito Democratico per le trasformazioni urbane nella consiliatura municipale 2021-26

L’attività, coordinata da Umberto Cao ed Emma Cavallucci, è stata avviata nell’Ottobre 2019 e completata a Febbraio 2020 prima della emergenza Covid-19

Mappa base aerea

L’obiettivo della proposta di programmazione nell’ambito delle trasformazioni urbane è quello di indirizzare le attività della prossima consiliatura 2021-26 del Municipio II di Roma al proseguimento dell’azione dell’attuale amministrazione per il riequilibrio funzionale-ambientale e la valorizzazione urbanistico-architettonica in stretta relazione con l’intero territorio urbano. Questo municipio presenta caratteri storici, topografici e urbanistici che lo pongono in una condizione strategica per l’intera città di Roma. Per questo si è considerato di individuare non solo le opere e i lavori pubblici di stretta competenza municipale, ma anche gli interventi di trasformazione urbana ai quali l’amministrazione municipale può collaborare con ogni strumento possibile, amministrativo, finanziario e politico, soprattutto in previsione di una nuova  amministrazione di Roma Capitale.

1-Comuni e Municipi nella CM di Roma

Il territorio del Municipio II

Considerando il perimetro della Città Metropolitana di Roma (la ex Provincia), la prima osservazione che colpisce è la superficie dei 15 municipi di Roma, generalmente più estesa di quella dei 120 comuni compresi nel suo perimetro. Naturalmente ben maggiore è anche la numerosità degli abitanti. Il Municipio II (in rosso nella mappa) appare tra i più piccoli per superficie (13,6 Kmq), ma denso come popolazione (circa 180.000 ab.). I suoi limiti amministrativi sono definiti a nord e nord-ovest dal corso del Tevere, a sud dalle Mura Aureliane e ad est dall’anello ferroviario. Il Municipio II insieme al Municipio I presenta una configurazione compatta addossata al centro della città. Ne deriva per entrambi, escludendo le grandi aree verdi, una notevole densità abitativa.

5-PRG di Roma del 1909

Alcuni brevi riferimenti storici ci aiutano a capire e valutare meglio la consistenza edilizia del Municipio. Le aree di sviluppo urbano dei primi decenni del XX secolo nascono dal punto di vista urbanistico strettamente relazionate al centro antico di cui ne costituiscono l’ideale ampliamento. Il Piano Regolatore del 1909 (di Edmondo Sanjust) oltre ad incrementare l’espansione a sud, pianificò l’espansione a ridosso del centro antico. Si formarono nuclei residenziali con tipologie sia a blocco che a corte (molti dei quali erano case popolari per impiegati statali) come Flaminio, Trieste, Italia, sia con lottizzazioni di palazzine e villini (città giardino) come Parioli, Salario e Tiburtino. Così tra gli anni Dieci e Trenta del secolo scorso si consolidarono tessuti edilizi omogenei e di buona qualità architettonica, a bassa densità edilizia, proprio nelle aree oggi coperte dal Municipio II. Questo spiega anche i problemi che si sono creati in questi anni con dispositivi legislativi (prima nazionali, poi regionali) che consentono la demolizione e ricostruzione con incremento di volume nelle aree individuate dal PTPR come “Paesaggio degli insediamenti urbani”, nel quale è compreso il Municipio II.

PRG 1931_Municipio 2
Il Municipio nel PRG del 1931

Lo sviluppo urbanistico di Roma, con i successivi piani regolatori, è avvenuto attraverso un processo di espansione e densificazione a macchia d’olio, con un grande consumo di suolo, esito delle speculazioni edilizie del dopoguerra. Nel tempo, le attività direzionali e i principali servizi si sono concentrati nel centro della città, ed il Municipio II è stato caratterizzato da un intenso processo di “terziarizzazione”. Molte unità residenziali sono state convertite ad uffici attraverso ristrutturazioni interne. La modifica di destinazione d’uso rispetto alle destinazioni di Piano Regolatore, poco considerata da osservatori ed urbanisti, è stata un fenomeno mai realmente esaminato e governato e con conseguenze forse altrettanto gravi delle vere e proprie speculazioni edilizie dei “palazzinari” romani. Tutto ciò ha determinato intensi fenomeni di congestione urbana attorno al centro storico sia dei mezzi pubblici che privati. Ai problemi endemici del traffico si sono aggiunti quelli creati dalla cattiva amministrazione comunale degli ultimi anni: sporcizia diffusa per mancato spazzamento strade e raccolta rifiuti; danni non riparati alle superfici di strade e marciapiedi comunali; trascuratezza nella manutenzione dei parchi e del verde su strada; pessimo funzionamento del trasporto pubblico; assenza su strada della Polizia Municipale con il conseguenze libero arbitrio nella circolazione e nel parcheggio; mancata tutela degli ambiti storici. È stato inevitabile che tutti questi aspetti non risolti dalla amministrazione capitolina di questi ultimi anni, in aggiunta alle ridotte autonomie finanziarie e operative dei municipi, abbiano creato condizioni difficili per la stessa amministrazione del Municipio II.

Il gruppo di lavoro ha organizzato l’attività in 3 fasi distinte: “Ascolto”, “Temi” e “Proposte”. Per la prima fase -“Ascolto”- nell’arco dei primi due mesi si sono tenute specifiche riunioni in ognuna delle 5 sezioni che coprono l’intero territorio in cui è suddiviso il circolo Roma 2 del Partito Democratico, incontrando e ascoltando gli interventi di iscritti, simpatizzanti e cittadini dei relativi quartieri.La seconda fase -“Temi”- è stata dedicata a specifici problemi, incontrando associazioni e comitati civici che operano e lavorano su un territorio del quale hanno approfondita conoscenza, per recepire da loro suggerimenti e proposte; nonchè alla ricerca in ambito universitario che apre interessanti scenari urbani. La terza fase -“Proposte”- è quella che ha portato alla stesura della presente relazione finale e dei relativi allegati grafici.

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Principi generali fondativi per un programma nel campo delle trasformazioni urbane

Prima di entrare nel merito dei problemi dei 5 quadranti urbani in cui è stato diviso il territorio municipale, il gruppo di lavoro ha ritenuto opportuno discutere alcuni principi generali ai quali fare riferimento in un dibattito che ha toccato questioni non solo tecniche e funzionali, ma anche di sostenibilità ambientale e interesse pubblico. Roma possiede una sua bellezza “fragile”, purtroppo già alterata, che va protetta. Senza demonizzare ogni iniziativa edilizia, occorre valutarla nelle sue necessità e finalità. La modernità non va intesa come opposizione all’antichità, ma come una suo fondamentale completamento. Possiamo definire la modernità come quell’insieme di atti contemporanei che si materializzano nel campo civile, sociale, letterario, scientifico ed artistico, i quali, senza entrare in conflitto con l’antico, riescono a depositarsi nella memoria collettiva.

Questi principi generali, fortemente relazionati tra loro,dovrebbero costituire il fondamento e supporto di ogni sua decisione politica; e sono: minimo consumo di suolo; recupero dell’esistente e rigenerazione urbana; valorizzazione di spazi, edifici e manufatti esistenti; privilegio della mobilità pubblica; fattibilità finanziaria. Esaminiamoli in dettaglio:

  1. Minimo consumo di suolo. E’ importante ricordare che il suolo è un bene fondamentale che va salvaguardato, sia per l’immagine della città che per la qualità della vita. Nel Municipio II ci sono spazi vuoti, terrain vague, che andranno gestiti con misura evitando di realizzare altre volumetrie edilizie, ma curandone il recupero ambientale ed architettonico: verde pubblico, attrezzature sportive e ricreative, parcheggi se necessario e piccole costruzioni solo ad uso pubblico.
  2. Recupero dell’esistente e rigenerazione urbana. Nel Municipio II ci sono numerosi edifici in buona condizione edilizia non utilizzati o utilizzati impropriamente; altri in avanzato degrado.  Il recupero funzionale del singolo edificio e/o la rigenerazione di una intera area potranno essere realizzati in accordo con il privato (seguendo i dispositivi di legge), ma privilegiando destinazioni d’uso pubbliche (alloggi popolari, case dello studente, attrezzature culturali, per lo spettacolo e il tempo libero, centri sociali e/o per anziani, organizzazioni civiche, ecc…), facendo attenzione a non incrementare l’ingolfamento funzionale (servizi organicamente ed equilibratamente distribuiti sul territorio) e controllando la “terziarizzazione”.
  3. Valorizzazione di spazi, edifici e manufatti esistenti. Innanzi tutto i monumenti del passato. Ma per “valori del Municipio II” intendiamo anche tessuti urbani, edifici, manufatti, piazze, spazi aperti, parchi, giardini, arredi, ecc… non necessariamente dell’antichità, ma consolidati ed apprezzati a scala cittadina, nazionale e internazionale. Oltre alla necessaria tutela dei villini del primo Novecento, sono da valorizzare alcune eccellenze architettoniche, testimonianze dell’urbanistica e architettura moderna, già vincolate, ma senza manutenzione e invase dal traffico e dal parcheggio; piazze e strade che hanno perso la loro qualità originaria di spazio pubblico e si sono trasformate in semplici snodi del traffico automobilistico; arredi urbani di qualità: come chioschi, fontane e fontanelle (“nasoni”), panchine, lampioni e altri supporti di illuminazione pubblica; infine i parchi,i giardini,i viali alberati di cui Roma, e in particolare il nostro municipio, sono ricchi.
  4. Privilegio della mobilità pubblica. Quando si ragiona di urbanistica e di trasformazioni urbane è impossibile non parlare di mobilità. Sulla mobilità a Roma, ma ormai in tutte le metropoli occidentali, occorre una indirizzo fondamentale: privilegiare il trasporto pubblico. Oltre alle risorse finanziarie (oggi poche), oltre alle nuove linee di trasporto ed acquisto di vetture su ferro e gomma, servono anche provvedimenti di carattere amministrativo e opere pubbliche: mettere il più possibile su strada la Polizia di Roma Capitale; realizzare corsie preferenziali insieme a parcheggi a rotazione; installare percorsi tranviari; realizzare isole ambientali, “zone 30” e spazi pedonali; ridisegnare slarghi e piazze sia per la viabilità carrabile che pedonale; completare ed interconnettere la rete ciclabile anche collegando tra loro i parchi con percorsi verdi attrezzati.
  5. Programmazione in base alla fattibilità finanziaria. Sappiamo che, a fronte di un alto debito pregresso, la copertura finanziaria del bilancio di Roma Capitale è inadeguata al suo ruolo e poco considerata a livello politico nazionale. Di conseguenza sono ridotte anche le quote di spesa attribuite ai municipi, che operano con un livello minimo di autonomia, con scarso personale e poche attrezzature. Pertanto una programmazione in campo urbanistico e di lavori pubblici dovrà privilegiare l’urgenza e gli interventi di più ampia utilità. Come anche occorre che vengano messe in atto tutte le possibili iniziative per reperire fondi integrativi: potenziare l’Ufficio U.E. ed eventualmente interessare Società specializzate nel reperimento dei fondi, avere progetti pronti per il reperimento di finanziamenti europei in concorso con l’Amministrazione Capitolina; attivare richieste specifiche e motivate nelle occasioni di revisione del bilancio comunale; chiedere che nelle convenzioni tra Roma Capitale e privati gli oneri finanziari vengano gestiti dal Municipio; cercare accordi con i privati e sponsorizzazioni.

Oltre a questi principi generali di intervento, occorre segnalare due problematiche generali che non rientrano nelle competenze del Municipio II, ma che la nuova consiliatura municipale dovrà seguire con attenzione: i Grandi Parchi Storici e le Mura Aureliane.

Secondo i dati ufficiali del Comune, sull’intero territorio di Roma Capitale ci sono 82.000 ettari di aree verdi che corrispondono al 63,8% del territorio. Parchi e giardini dovrebbero essere oggetto di cura ambientale pari a quello che viene dedicato alle antichità monumentali: invece oggi il degrado le sta corrodendo. Inoltre le ville storiche sono arricchite di edifici pregevoli oggi spesso in disuso.

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percorrendo i parchi si trova degrado

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La manutenzione del verde si dovrebbe accompagnare al recupero e riuso di tutti gli edifici esistenti nei grandi parchi romani, sino a costituire, ad esempio, un museo diffuso sul rapporto dell’uomo con l’ambiente. Sul piano statutario sono aree ed edifici che amministrativamente competono al Comune e alle Soprintendenze. Il Municipio II, che deve gestire ben 66 aree verdi di limitata estensione, non ha voce in capitolo su parchi e ville storiche. Questo non ha impedito alla amministrazione di centrosinistra un impegno di monitoraggio, vigilanza e segnalazione degli interventi necessari. Sarebbe però opportuna da parte di Roma Capitale una riconsiderazione delle competenze statutarie, assegnando ai municipi anche aree verdi di maggiori dimensioni.

Le Mura Aureliane sono il più esteso monumento dell’antichità romana: si sviluppa per una lunghezza di circa 12 Km (in passato il perimetro complessivo misurava circa 19 Km), di cui quasi la metà costituisce il confine sud-sudovest del Municipio II.

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le mura oggi sono in questo stato

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La condizione di questo tratto di Mura è pessima e in totale incuria. Ma forse è ancora più grave il degrado ambientale e sociale che le investe e circonda. In particolare il tratto compreso tra S. Lorenzo, l’Università e la Stazione Termini – un’area di pregio e di accesso dalla stazione alla città – è considerato “terra di nessuno”, sporco e completamente abbandonato. Le indicazioni del gruppo di lavoro sono di impegnare la prossima consiliatura municipale a promuovere il restauro delle murature ed eventuali percorsi verdi, considerando il recupero delle Mura una straordinaria occasione di riqualificazione urbana. Il Municipio dovrà incoraggiare una collaborazione fruttuosa con il Comune e la Soprintendenza, coinvolgendo ove possibile anche gli ordini professionali, l’università e i comitati civici, per definire da una parte un progetto unitario e dall’altra occasioni di recupero e valorizzazione dell’intorno urbano. Le Mura Aureliane devono entrare nel corpo vivo della città, essere tutelate, ma agibili e vissute.

Interventi  per il quadrante n.1, Flaminio – Villaggio Olimpico

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Il territorio di questo quadrante urbano è caratterizzato dall’asse nord-sud della via Flaminia e da tracciati urbani disegnati nella grande ansa del Tevere. La via Flaminia, con il suo raddoppio di viale Tiziano, individua due quartieri: ad ovest il Flaminio e ad est il quartiere in larga parte caratterizzato dal Villaggio Olimpico. Sono morfologicamente diversi: il Flaminio è caratterizzato da isolati a corte o a blocco di considerevole altezza realizzati tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta del secolo scorso, il Villaggio Olimpico da residenze razionaliste pianificate per le Olimpiadi del 1960, integrate da palazzine più recenti. Entrambi presentano una elevata qualità di realizzazioni architettoniche di età moderna e contemporanea, e da importanti opere pubbliche. Sarà importante mantenere queste caratteristiche e valorizzare le eccellenze con interventi di tutela e/o di manutenzione ordinaria e straordinaria, di viabilità e di illuminazione adeguati, così come era già stato considerato dal Piano Urbano Flaminio (Amministrazione Veltroni) solo parzialmente andato in attuazione.

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L’ansa Flaminia cento anni fa ed oggi

In questi quartieri sono in corso trasformazioni urbanistiche di rilevanza e competenza comunale, che richiederanno una particolare attenzione del Municipio anche nella prossima consiliatura:

Ex Magazzini militari via Guido Reni (già definito “Città della Scienza”). L’area è di proprietà Cassa Depositi e Prestiti. Il progetto vincitore del concorso bandito dalla amministrazione Marino sta completando il suo iter di approvazione. Resta aperto il problema delle due aree pubbliche previste nel piano: quella che affaccia su via del Vignola destinata a servizi di quartiere, esito di una lunga concertazione cittadina, e quella posta di fronte al MAXXI, destinata alla Città della Scienza. L’attuale amministrazione municipale ha chiesto che gli interventi su queste procedano negli stessi tempi di costruzione dell’edilizia residenziale; che, per la prima area, il bando di un eventuale concorso di progettazione consideri il master plan approvato nella concertazione cittadina e che, per la seconda ci sia al più presto una indicazione precisa di destinazioni d’uso e di programma attuativo. Questo gruppo di lavoro suggerisce, in proposito, di dare corso alla creazione di un polo di eccellenza dedicato alla ricerca sulle tematiche ambientali, bio-edilizia ed economia circolare in collaborazione con università, imprese, associazioni, a livello nazionale ed internazionale, dove possano trovare posto spazi dedicati a start-up operanti nel settore, a laboratori, a convegni ed esposizioni. Per entrambe le aree sarà importante una verifica del recupero di alcuni capannoni esistenti. Si raccomanda inoltre che nella prossima consiliatura municipale ci si adoperi per la necessaria riqualificazione di via Guido Reni, per la quale saranno a disposizione di Roma Capitale oneri urbanistici (si parla di 6 milioni di euro per realizzare un parcheggio interrato, il ridisegno del profilo stradale, nonché la messa in opera di binari per la linea tramviaria prevista nel PUMS). Ma riteniamo che il Municipio debba attivarsi per tempo nel chiedere a Roma Capitale una parte degli oneri urbanistici da utilizzare per opere di manutenzione pubblica in altri contesti dell’immediato intorno urbano.

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 Area Città della Musica, Palazzetto dello Sport, Stadio Flaminio.Il Palazzetto dello Sport e lo Stadio Flaminio sono due opere di eccellenza della ingegneria italiana (Pier Luigi Nervi). Si trovano in condizioni di avanzato degrado (lo stadio è totalmente abbandonato). Il problema, stante la proprietà comunale e gli alti costi, esula dalle responsabilità del Municipio, il cui impegno però dovrà essere quello di promuovere gli interventi di recupero, collaborando il più possibile anche con la futura amministrazione di Roma Capitale per trovare soluzioni di recupero architettonico e funzionale. Nel frattempo si potrà destinare l’area circostante lo stadio ad uso temporaneo per lo sport e il tempo libero. Anche la sistemazione stradale attorno all’Auditorium è rimasta provvisoria e incompiuta: l’amministrazione del Municipio II ha già provveduto a sistemare via De Coubertin; la prossima amministrazione dovrebbe includere nel suo programma la sistemazione definitiva di entrambe le estremità della strada, correggendo la geometria della curvatura stradale che la raccorda con piazza Apollodoro e sistemando in modo definitivo e dignitoso (piantumazione, una fontana o una scultura) la rotatoria di snodo con via Argentina e via Gaudini. Inoltre è opportuna la ripavimentazione della strada pedonale su cui affaccia l’Auditorium con materiali idonei all’importanza dell’edificio.

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Il degrado delle opere di P.L. Nervi

Il Villaggio Olimpico come Parco Urbano. Il quartiere, che costituisce un esempio illustre dell’edilizia residenziale contemporanea di impianto razionalista, mostra un progressivo degrado sia negli edifici che negli spazi verdi, strade, piazze e arredi. Alle responsabilità della amministrazione comunale in questo caso si aggiungono il traffico di attraversamento e di parcheggio per il vicino Auditorium e la difficoltà di coordinamento gestionale, in particolare per le aree verdi. Come da tempo sostenuto dalle associazioni di quartiere, la proposta che si vuole sostenere è la costituzione di un ente unico di manutenzione e gestione, provvisto di fondi pubblici, che riunisca ATER, Comune, Municipio II e codomini e che abbia la possibilità di agire in autonomia. Insomma una sorta di Parco Urbano, dispositivo di gestione già previsto anche nel bilancio della Regione Lazio. Per evitare il traffico di attraversamento del quartiere che conduce da sud est, (quartiere Trieste-Parioli) a nord-ovest (quartiere Prati) e viceversa, andrebbe studiata una variante negli svincoli del viadotto di Corso Francia. Andrebbero anche risistemati i parcheggi di fruizione dell’Auditorium, evitando che le auto invadano le strade di pertinenza del Villaggio Olimpico, attraverso varianti di viabilità e isole ambientali protette. Fatte salve le verifiche delle condizioni normative sulla occupazione di aree sottostanti i viadotti urbani, sarà bene programmare (anche con lo strumento del concorso di progettazione) l’utilizzazione della superficie coperta dal viadotto di Corso Francia – ormai ridotta ad un inutile terrain vague – che attraversa l’intero Villaggio Olimpico.

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Villaggio Olimpico

Borghetto Flaminio. L’area è caratterizzata da proprietà diverse, alcune acquisite negli ultimi decenni dalla Università la Sapienza. Ha una lunga storia non risolta: in passato era stata proposta per il nuovo Auditorium, poi oggetto di concorsi di progettazione (l’ultimo nel 1994), oggi è ancora eterogenea per destinazioni d’uso e in parte tristemente degradata. La Sapienza è intenzionata a realizzare strutture per gli studenti. Sarebbe, pertanto, auspicabile che il Municipio prendesse contatti con l’Università, avviando una collaborazione finalizzata alla redazione di un progetto unitario, nel quale studenti e giovani possano trovare spazi idonei per la cultura e il tempo libero.

Borghetto Flaminio
Borghetto Flaminio 

Oltre alle priorità generali sopra esposte, dovranno essere programmate nella nuova consiliatura municipale opere avviate o previste in quella attuale, come: realizzazione del progetto vincitore del concorso per la sistemazione di viale XVII Olimpiade; interventi di manutenzione straordinaria su via Pinturicchio e via del Vignola; sistemazione del Terminal autobus di Piazza Mancini con pensiline di copertura, panchine e arredi; verifica della possibilità di realizzare PUP tra quelli già proposti e programmati; tratti di piste ciclabili comprese nel PUMS approvato dalla amministrazione di Roma Capitale.

Interventi per il quadrante n.2, Pinciano – Parioli

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Questo quadrante urbano è caratterizzato da un territorio collinare compreso tra due grandi parchi storici, Villa Borghese e Villa Ada, edificato prevalentemente con la tipologia a “palazzina” (particolarmente diffusa negli anni Cinquanta e Sessanta), fatta eccezione per la parte sud (prossima alle Mura Aureliane), che presenta isolati a corte interna di maggiore densità e, per l’estrema parte nord confinante con la tangenziale-via del Foro Italico, destinata ad impianti sportivi. L’orografia ha condizionato l’andamento sinuoso e in saliscendi di molte strade che trovavano sfogo nelle piazze generalmente caratterizzate dalla presenza di edifici pubblici. E proprio queste piazze rappresentano oggi una delle maggiori criticità. Infatti la progressiva trasformazione del quartiere da residenziale in terziario-direzionale (ci sono anche molte rappresentanze diplomatiche) ha creato consistenti problemi di viabilità, trasformando questi spazi aperti da punti di riferimento cittadino ad ingolfati nodi di traffico.

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La programmazione delle opere pubbliche in questo quadrante dovrà pertanto essere indirizzata prioritariamente alla riqualificazione di alcune importanti piazze sia dal punto di vista ambientale che della viabilità:

Piazza Euclide, nella quale dovrebbe essere rivalorizzato il rapporto con la chiesa e reso più fruibile pedonalmente il sistema commerciale che la circonda.

Piazza Euclide
Piazza Euclide

Piazza Ungheria, nella quale sarà necessario rivedere il sistema di snodo del traffico (anche valutando una ipotesi di rotatoria), la viabilità ciclopedonale (cfr percorso verde ciclopedonale) ed alcune modifiche alla circolazionedelle auto private.

Piazza Ungheria
Piazza Ungheria

Piazza Verdi, oggi ridotta esclusivamente a parcheggio, sulla quale affaccia l’ex Poligrafico dello Stato di proprietà della Cassa Depositi e Prestiti. Difficilmente la riutilizzazione del gigantesco edificio potrà avere una unica destinazione d’uso. La CDP non ha ottenuto l’autorizzazione per un Hotel di lusso che probabilmente avrebbe portato fondi anche per la riqualificazione dell’intera piazza. Resta quindi l’ipotesi di mantenimento della destinazione ad uffici (in questi mesi sono in corso lavori di riqualificazione interna), che rischia di recare ulteriore ingolfamento di traffico se non si provvederà almeno alla realizzazione di parcheggi nella piazza. Nella prossima consiliatura l’impegno del Municipio dovrebbe essere quello di collaborare con Roma Capitale perché il recupero funzionale dell’edificio, attraverso gli oneri urbanistici, consenta la rivalorizzazione superficiale della piazza con un parcheggio interrato multipiano, un giardino, e adeguati spazi pedonali.

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Piazza Verdi, l’Ex Poligrafico e i cinema dismessi

Piazza Fiume-Porta Pia, con il tratto di Corso d’Italia che affaccia su un fronte importante delle Mura Aureliane. Il Municipio dovrebbe impegnarsi per il ridisegno della attuale sezione stradale, affinché le Mura siano valorizzate con opportuna sistemazione di un pomerio verde (transitabile per pedoni e biciclette) e il sistema commerciale prospiciente abbia sufficiente spazi di movimento pedonale.

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Il quadrante urbano tra Porta Pia e Piazza Fiume

L’insieme dovrebbe costituire il fronte verso le mura di una possibile isola ambientale e zona 30, di carattere residenziale/commerciale estesa all’intero quadrante urbano Corso d’Italia – via Nizza – Viale Regina Margherita – via Nomentana. In particolare con pochi interventi sulla viabilità potrebbe essere pedonalizzata parte di Piazza Fiume a partire da via Bergamo, aprendo uno spazio interamente fruibile dai pedoni sino alla porta Salaria.

Oltre a queste priorità si ritiene opportuno inserire nel programma impegni già considerati dall’attuale amministrazione municipale: la realizzazione di un’isola ambientale” e zona 30 attorno a Villa Grazioli; la realizzazione di piste ciclabili comprese nel piano generale della ciclabilità del Comune e,in particolare, un collegamento ciclopedonale (“percorso verde”, già previsto e finanziato come parte del GRAB) che unisca Villa Ada (da via Panama) con Villa Borghese (al Bioparco), anche studiando un sistema di scavalcamento sopraelevato del nodo di traffico di Piazza Ungheria; considerare con attenzione la presenza di due grandi sale cinematografiche in disuso, di proprietà privata, di cui una rientrante in questo quadrante urbano, l’Embassy, per i quali dovrebbe essere mantenuta l’utilizzazione come spazio per lo spettacolo o la cultura; il potenziamento del trasporto autobus da Auditorium – Piazza Euclide sino a Porta Pinciana – Piazzale Flaminio.

 

 Interventi per il quadrante n.3, Salario – Trieste – Africano

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Il quadrante è limitato a nord da Villa Ada – Forte Antenne e Tangenziale est, a sud-est da via Nomentana e a sud-ovest da viale Regina Margherita. La parte meridionale, più vicina al centro, può essere definita “storica”, e gravita attorno a corso Trieste. Uno dei principali problemi di questi quartieri è che stanno perdendo la caratterizzazione originale residenziale a causa della forte terziarizzazione degli ultimi decenni e,nonostante la presenza della Metro B1, del traffico di attraversamento diretto al centro proveniente dai nuovi insediamenti urbani a nord-est della città.

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Di conseguenza i principali impegni (di cui alcuni già avviati dalla attuale amministrazione municipale) che occorre inserire in programmazione sono indirizzati al recupero della qualità urbana originale; anche in questo caso il Municipio dovrà impegnarsi a collaborare con Roma Capitale, cui competono molti di questi interventi:

Parcheggio sotterraneo annesso alla Stazione Metro B1 di piazza Annibaliano da tempo incompiuto, per il quale è necessario il completamento lavori e messa in funzione come parcheggio pubblico a rotazione, anche a compensazione dei molti stalli di sosta eliminati per fare posto alle corsie preferenziali.

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Stazione Metro Annibaliano e copertura a giardino pensile del parcheggio incompiuto

Completamento delle corsie preferenziali da Viale Libia – viale Eritrea (realizzate) su corso Trieste da Piazza Annibaliano sino a Piazza Trento.

Realizzazione di corsie preferenziali da via Somalia a viale Etiopia e da Piazza Acilia – via Nemorense – via Sebino – via Tagliamento – via Po – sino a Corso d’Italia.

Riqualificazione di alcune piazze: Piazza Vescovio (parte carrabile, parte pedonale, illuminazione) e Piazza Acilia (parte carrabile, parte pedonale, illuminazione); Piazza Trento (compatibile con le linee bus) e piazza San Saturnino (ridisegno marciapiedi e parcheggi).

Riqualificazione area vuota via Homs (programma Integrato pubblico-privato) a verde, parcheggi e servizi pubblici, nonché collegamento con il mercato di viale Libia

Eventuale collegamento ciclopedonale da Piazza Addis Abeba alla Stazione Val d’Ala attraverso il Parco delle Valli (cfr Municipio III).

riqualificazione ambientale dell’intero Parco di Monte Antenne, qualificando il forte e rinforzando il collegamento pedonale con Villa Ada e adeguando la carreggiata stradale di via di Ponte Salario e del viale del Forte;

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Il Forte Antenne

Altri impegni (di cui molti già avviati dalla attuale amministrazione) da inserire in programma sono: Isole ambientali con zone 30 (almeno per i comparti Coppedè, Piazza Caprera e Villa Chigi); riqualificazione del Mercato di piazza Gimma; messa in opera di barriere a protezione del marciapiede e delle uscite dal parco e nuova segnaletica su via Salaria, tratto che costeggia Villa Ada; valutazioni per la realizzazione di parcheggi pubblici sostenibili (eventualmente anche in elevazione); più efficace illuminazione notturna per la valorizzazione delle principali piazze; recupero del Villino Leopardi nella omonima Villa, che, affidato al Municipio, è stato solo messo in sicurezza; richiesta di affidamento al Municipio della competenza di manutenzione del giardino di piazza Annibaliano/via Bressanone; infine la riqualificazione di Villa Chigi, come fulcro di una possibile isola ambientale residenziale; Completamento ed interconnessione del sistema ciclabile che ha il suo punto di forza nella pista Nomentana.

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Piazza Mincio e Piazza Caprera, al centro di Isole ambientali

Interventi  per il quadrante n.4. Nomentano – Italia – Lanciani

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Questo quadrante attraversa l’intero Municipio da est, Nuova Circonvallazione interna, ad ovest, Mura Aureliane. Vi è insediata l’Università La Sapienza, Il Policlinico Umberto I, il Ministero delle Infrastrutture e molti altri edifici pubblici. Presenta alcuni problematici poli della mobilità: il Piazzale della Stazione Tiburtina in fase di radicale trasformazione; Piazza Bologna/Piazzale delle Provincie; e l’intero sistema stradale che parte dalla Stazione Tiburtina e arriva a Termini. Nonostante la presenza della Metro B la congestione di funzioni e traffico è molto pesante.

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Questi sono i nodi da risolvere:

Progetto e realizzazione sistemazioni a terra, servizi e attrezzature del Piazzale Ovest Stazione Tiburtina a seguito della demolizione di un tratto della sopraelevata. L’amministrazione di centrosinistra del Municipio sta seguendo con attenzione una vicenda complicata che rischia di non concludersi entro il termine dei lavori di demolizione. Qualunque sia il progetto finale approvato e messo in atto da Roma Capitale, l’Amministrazione municipale dovrà continuare il monitoraggio dei lavori di trasformazione sul fronte della stazione e lungo il tratto della ex tangenziale sino a via Lanciani e adoperarsi affinché vengano rispettati i tempi e le attese della cittadinanza.

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Avvio di iniziative per la rigenerazione urbana degli isolati privati compresi tra via Tiburtina – via della Lega Lombarda – via Giano della Bella – viale delle Provincie. La rigenerazione di quest’area è fondamentale per completare gli interventi già realizzati in zona e valorizzare un’area che ormai costituisce uno dei poli principali di accesso alla città (Stazione treni alta velocità, Terminal Autolinee, Metropolitana, Circonvallazione Est, ecc…) oltre alle nuove direzionalità edilizie in realizzazione sul fronte opposto al di la dei binari.

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In primo piano l’area da rigenerare, a fianco il fronte del Verano

Riqualificazione della via Tiburtina lungo il fronte delle mura del Verano, in relazione alla previsione (PUMS) della linea tramviaria protetta e di una pista ciclabile che porterà da Santa Bibiana alla Stazione Tiburtina.

Modifica della circolazione veicolare a Piazza Bologna che consenta una maggiore transitabilità e sosta pedonale anche in rapporto alla eccellenza architettonica del Palazzo delle Poste di Ridolfi.

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Oltre a queste priorità sarà importante seguire il compimento della complessa vicenda del Parcheggio e attrezzature sportive di via Como; portare avanti il progetto della Mediateca nella ex autorimessa ATAC in via della Lega Lombarda (progetto di consolidamento strutturale già avviato dalla attuale amministrazione);consolidare i rapporti con la Sapienza per valorizzare e rendere fruibili il tratto delle Mura aureliane e gli spazi archeologici del Parco Castro Laurenziano ed infine favorire i lavori per la realizzazione del Museo Ebraico in via Alessandro Torlonia.

Interventi per il quadrante n.5. San Lorenzo – Tiburtino

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Il quadrante preso in esame si colloca nella estremità meridionale del Municipio; è limitato a nord dalla via Tiburtina e, nel ventaglio nordest – sud – sudovest, dai binari ferroviari di accesso alla Stazione Termini e dal tratto di Mura che va dalla Porta Tiburtina sino all’Arco di Sisto V. Coincide quasi interamente con il quartiere San Lorenzo, salvo la parte est occupata dal Cimitero monumentale del Verano e dal piazzale della Stazione Tiburtina. Dunque i problemi del quadrante sono i problemi di San Lorenzo. Un quartiere complesso con una tradizione popolare che ha subito una gentrification contraddittoria, oscillante tra nuove figure sociali (giovani e studenti) e sacche di degrado ambientale. Un caso emblematico dove l’intervento di rigenerazione urbana e di riqualificazione sociale dovrebbero procedere insieme, cogliendo le virtualità di un’area investita da forti energie giovanili e culturali. Da tempo sotto osservazione da parte delle amministrazioni comunali, il quartiere San Lorenzo non ha mai avuto reali interventi di trasformazione urbana.

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Oggi l’unica iniziativa di rilievo (a parte alcuni interventi privati e una proposta della Sapienza per l’area di via De Lollis), sembra essere quella della Cassa Depositi e Prestiti nelle aree della ex Dogana; un progetto privato, secondo L.R. n.7/2017 (Rigenerazione urbana), che prevede un hotel, un ostello e spazi aperti pubblici per l’intrattenimento. Sarebbe opportuno inserire in programmazione una riconsiderazione complessiva del Progetto Urbano San Lorenzo (pensato nel 2006 con Veltroni e aggiornato nel 2014 da Marino), relazionata alle problematiche di oggi, interpretando il quartiere come un ecomuseo diffuso. Queste le priorità individuate:

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Riqualificazione urbana dell’ambito Scalo San Lorenzo – via dei Lucani – via di Porta Labicana insieme alla valorizzazione del tratto di Mura sino all’acquedotto e all’Arco di Sisto V, valutando la realizzazione in zona di un’isola ambientale archeologica.

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Degrado tra via dei Lucani e le Mura

Sistemazione dell’ambito Piazzale Verano – via del Verano, via dei Rieti. Attuazione del progetto del nuovo piazzale (concorso portato a compimento dal municipio nel 2019) e pedonalizzazione del piazzale prospiciente la Basilica di San Lorenzo; riqualificazione dell’area multifunzionale (artigianato, università, residenze ecc…) tra il piazzale e la Tangenziale Est.

Riqualificazione della viabilità in via dello Scalo San Lorenzo, anche in relazione alla rigenerazione urbana nell’Area ex Dogana, il cui carattere privato esclude responsabilità dirette del Municipio, che però dovrà porre attenzione al progetto finale per i nuovi problemi di viabilità e parcheggio. Dovrà essere curato il ridisegno delle due carreggiate, compresi i percorsi ciclopedonali, gli arredi e le alberature, entrando anche nel merito della gestione degli oneri urbanistici e di occupazione del suolo pubblico.

Scalo s
Via dello Scalo S.Lorenzo e ingresso ex Dogana

Riqualificazione della via Tiburtina lungo il fronte delle mura del Verano, in relazione alla previsione (PUMS) della linea tramviaria protetta e di una pista ciclabile che porterà da Santa Bibiana alla Stazione Tiburtina .

Asse Tiburrtina
la via Tiburtina e San Lorenzo

In conclusione il gruppo di lavoro mette in evidenza che gli interventi di trasformazione urbana nel quartiere San Lorenzo non solo debbano trovare nella prossima consiliatura definitive risposte da Roma Capitale, ma anche essere risolte secondo una visione complessiva e coordinata, senza lasciare campo libero alle singole ed episodiche iniziative dei privati. Occorrerà da parte del Municipio II una azione di ascolto e supporto delle iniziative dei comitati locali (Eco Museo San Lorenzo, Comitato di quartiere, ecc…) e la valorizzazione del carattere residenziale giovanile e studentesco con la realizzazione di isole ambientali e zone 30, anche con interventi di conversione funzionale dei piani terra per usi non strettamente commerciali, all’interno di un progetto di valorizzazione del tessuto edilizio

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Perimetro e caratteristiche dell’Isola ambientale per San Lorenzo

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 Strumenti operativi e innovativi

Il Municipio II per operare di dovrà dotare di strumenti operativi ed innovativi, di diversa natura, che migliorino le condizioni e le possibilità di controllo e governo del territorio. i principali sono:

Osservatorio sulle Trasformazioni urbane del Municipio II. Dovrebbe essere costituito sia da rappresentanti dei cittadini e delle associazioni, che da figure di accertata competenza tecnica. L’osservatorio potrà sia sostenere ed integrare le scelte politiche degli organi istituzionali nell’ambito delle trasformazioni urbane, sia funzionare da elemento di raccordo con le istanze che provengono dal territorio, svolgendo attività di ascolto, ma anche di informazione tecnica e sensibilizzazione culturale;

Concorsi di progettazione. Il Municipio 2° ha già sperimentato la procedura del concorso di progettazione (ad esempio la sistemazione di Piazzale del Verano e di Viale XVII Olimpiade), aperto a giovani architetti ed in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Roma. Il gruppo di lavoro ritiene che debba essere privilegiato tale strumento, in quanto consente un dibattito architettonico che può solo giovare alla qualità del costruito contemporaneo.

Assemblee cittadine. Il Municipio II, già in questa consiliatura, ha organizzato assemblee cittadine sulle questioni più importanti del territorio (es. Piazzale della Stazione Tiburtina); si ritiene questo uno strumento importante nel contribuire a rendere efficace il rapporto amministrazione – cittadini e da perseguire da parte del Municipio, anche trattandosi spesso di competenze comunali.

Ricerca e acquisizione di fondi. Il gruppo di lavoro, come già scritto, ritiene prioritario impegnare il Municipio ad incrementare le attività già avviate per l’acquisizione e/o il recupero dei fondi per realizzare i progetti che intende portare avanti. Queste le azioni principali: ampliare l’Ufficio Europa anche con consulenze di esperti esterni, per l’acquisizione di fondi europei in intesa con il Comune di Roma; attivare un monitoraggio continuo su progetti comunali che interessano il territorio del Municipio II, per chiedere, nei tempi giusti, che gli oneri concessori, speciali ecc. vengano indirizzati almeno in parte al municipio stesso per la realizzazione di servizi di quartiere nelle aree limitrofe ai progetti medesimi; promuovere l’acquisizione, almeno in parte, degli oneri di occupazione degli spazi pubblici attraverso lo strumento di prestazione di beni e servizi previsto dall’art. 17, comma 6 del Regolamento in materia di OSP, approvato con la D.A.C. n. 82/2018, da utilizzare per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria municipali; attivare convenzioni con Comune, CDP e privati per le ristrutturazioni di immobili del Municipio; farsi promotore della costituzione di Parchi Urbani (es. Villaggio Olimpico) che hanno la possibilità di accedere a fondi europei; trovare finanziamenti e/o sponsorizzazioni anche per acquisire tecnologia digitale utile ad innovare informazione e comunicazione, consentendo alla cittadinanza maggiore comprensione di norme e diritti e agli uffici maggiore agilità nella progettazione tecnica e nei processi decisionali e concessori.

Sintesi illustrata del documento ufficiale pubblicato su https://www.pdroma2.it/
La Programmazione è stata promossa  da Guido Laj (Segreteria PD Roma 2). Ai lavori del gruppo coordinato da Umberto Cao ed Emma Cavallucci hanno partecipato e contribuito: Piergiorgio Bellagamba, Valentina Caracciolo, Gianfranco Carrara, Nicola Danello, Anna Rita Emili, Marco Giberti, Gian Paolo Giovannelli, Giuseppe Manacorda, Carlo Manfredi, Roberto Nobili, Licia Paolucci, Maria Grazia Pattumelli, Andrea Rollin, Giulio Tamburini, Marcella Tonnarelli Grassetti

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