Cara Presidente Meloni

Cara Presidente,

Certo, la nostra Costituzione parla anche di “Nazione”, ma eravamo abituati a chiamare l’Italia “il nostro Stato”, “la nostra Repubblica”, oppure “il nostro Paese”, semmai parlavamo della “nostra Nazionale” (di calcio, si intende); invece Lei, Presidente Meloni, usa sempre il termine “Nazione”. E ogni volta, a sentirLa, provo un certo sconcerto, metà stupore e metà fastidio, ancora di più quando La sento dichiarare che uno dei suoi valori è la “Patria”.

Stupore, perché viviamo in un’epoca in cui la globalizzazione economica e culturale – sì, proprio quel fenomeno che nel bene e nel male condiziona il nostro vivere nel secondo millennio – ci spinge a considerare il mondo piccolo e interconnesso in cui le distinzioni di etnia e lingua, ma anche le storie e tradizioni locali, vanno a mescolarsi ed ibridarsi.

Fastidio, perché così Lei ci riporta ai turbamenti della nostra storia recente; quella nella quale un dittatore che inneggiava ai valori della Nazione era alleato servile di un altro dittatore più potente che, inneggiando alla Nazione tedesca si era preso prima l’Austria, poi con motivazioni nazionaliste sui Sudeti la Cecoslovacchia, quindi presumendo la “nazionalità” germanica del corridoio di Danzica, l’intera Polonia, e quella di Alsazia e Lorena la Francia. Non è un caso che dalla celebrazione di una “Nazione” si sia passati alla celebrazione di un “Impero” che il nostro dittatore servile si illuse di creare invadendo i territori del Nord Africa e avanzando pretese, presto fallite, su Albania e addirittura Grecia. Erano, quelle, Nazioni fondate sull’elogio della razza nazionale e sul più mostruoso genocidio che la storia ricordi.

Ma è uno sconcerto anche perché in tanti pensiamo all’Europa come laboratorio di una dimensione transnazionale e soffriamo oggi per una guerra scatenata da un altro dittatore con le stesse motivazioni “nazionali” (o “nazionaliste”) dei suoi ispiratori del secolo scorso. Dunque, Presidente Meloni, non La turba essere chiamata “sovranista”? Non ci faccia pensare che la rivendicazione di una identità nazionale di cui Lei parla, poggi invece su una personale “identità” costruita sui presunti “valori” che hanno alimentato la Sua formazione politica. Parli di “Stato” e semmai, con maggiore semplicità, di “Paese”, termine che trae il suo significato etimologico proprio da “pagensem”, derivante da “pagus”, che significa “villaggio”. Ecco, un villaggio aperto e in pace, il Villaggio globale al quale aspiriamo.

O almeno, Presidente Meloni, trovi 5 minuti di tempo libero per guardare questo video di The New York Times (da Internazionale, 07/03/2018)

Play Video Identità Nazionale

Un pensiero su “Cara Presidente Meloni

  1. Video molto bello e ottimo anche il tuo pensiero annesso, temo però che Giorgia non avrà tempo per seguire i tuoi consigli.

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