NEL MONDO NON C’È POSTO PER I “DIVERSI”

Queste considerazioni sul film Sirāt saranno brevi e, come di consueto, eviterò spoiler, perchè è un film che si regge sull’attesa finale. Peraltro, è un film tanto geniale quanto terribile; una coproduzione franco-spagnola che ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio speciale della Giuria a Cannes.

È la storia di un viaggio nel deserto del Marocco meridionale che inizia dopo un rave interrotto dalla polizia marocchina, alla ricerca di un altro rave tra tempeste di sabbia e inospitali montagne rocciose, di un gruppo di quarantenni, appassionati di musica techno, ai quali si aggiunge un padre con il giovane figlio. È un film che non racconta una storia, ma un “cammino”, appunto, che va oltre ogni genere cinematografico, oltre il dramma, oltre le attese. Non è un film per tutti, sia per la vicenda narrata e i suoi protagonisti, sia per la regia calibrata su insistenti lentezze, suoni iterati, dialoghi ridotti al minimo. Ma è un film per chi ama il cinema.

Sirāt, dopo la visione, apre un interrogativo: cosa vuole significare questo film? La risposta della critica si diversifica: dal significato stesso del termine Sirāt, e cioè “cammino della vita”, al percorso verso l’aldilà, alla ricerca della redenzione, al destino, alla punizione, ecc… Io preferisco interpretarlo in un altro modo, più “laico”, e mi spiego.

I protagonisti sono “diversi” per abbigliamento e comportamento, due sono anche mutilati di un arto, tutti coinvolti dall’uso di sostanze stupefacenti che si fondono con il ritmo assordante e costante della musica techno che li accompagna mentalmente e fisicamente insieme alle gigantesche casse acustiche. Sono solidali e ospitali, perché accolgono tra loro un padre e figlio alla disperata ricerca di un’altra figlia . Il gruppo continua un viaggio impossibile e si perde nel deserto. Non c’è più senso logico in un viaggio senza meta. Ormai si trovano in un mondo senza nessuno, senza “normalità”, senza confronti. Un mondo piatto come il deserto, dove la meta può essere solo tra le montagne all’orizzonte. Ma è sempre lo stesso mondo, che non li accetta, non accetta i diversi.  

Lascia un commento