I DUBBI DEL [SUL] CAMPO LARGO

Temo che la situazione del campo progressista unito contro le destre non volga al meglio. Da una parte la segretaria del partito di maggioranza Schlein, che ha rimesso in piedi e riunificato le voci diverse del Partito Democratico, per quanto stimata, da molti non viene ritenuta capace in termini comunicativi di rappresentare la coalizione. Per di più, in caso di primarie, potrebbe non vincere, con un grave danno di immagine. Dall’altra il capo dei 5 Stelle Conte, forte della compattezza del suo partito e dell’ampio consenso alla sua visione del “no alle armi all’Ucraina”, non nasconde la volonta di avviare subito le primarie – forse ancor prima della scrittura di un programma comune di governo – per vincerle e riproporsi come Presidente del Consiglio. In mezzo AVS, Sinistra e Verdi, spera in una mediazione, ma con poco peso politico. Io vedo due possibili vie di uscita prima di rassegnarsi ad un altro quinquennio di Meloni.

La prima è che si lavori subito su un programma condiviso, considerando che Conte con il suo percorso NOVA ha già predisposto il suo, sul quale, credo, il PD nella maggior parte dei casi possa convergere – ma perchè Schlein non aveva fatto altrettanto restando invece con molti punti in sospeso? – Il nodo da scogliere naturalmente è quello delle armi all’Ucraina. Ma si potrebbe risolvere con un forte accento sulla necessità di intervenire come governo italiano e come Europa portando avanti con energia e determinazione una istanza (o mediazione) di pace; secondariamente dichiarare che la consegna di armi all’Ucraina debba essere solo temporanea e difensiva, fissando, se il caso, anche condizioni di scadenza. Una volta scritto un programma le primarie dovrebbero vertere esclusivamente sulle strategie per raggiungere gli obiettivi con un patto – “di non aggressione”, potremmo dire – tra i due o più candidati; meglio se molti.

La seconda, più complessa, è che si cerchi una personalità esterna. In tal caso dovrebbe essere “terza” tra i due principali partiti; scelta con gli stessi criteri con i quali la Sinistra ha eletto i recenti Capi di Stato (da Napolitano a Mattarella); dunque una figura di esperienza politica, con garanzie di correttezza ed equidistanza, credibile e stimata in Europa e forte in termini di affidabilità con gli elettori. Una figura, ad esempio, simile a Mario Draghi, che però ha già coperto il ruolo per circa 20 mesi pochi anni fa in un governo tecnico di “emergenza”. Draghi fu sfiduciato, prima dai 5 Stelle per ragioni ideologiche e di convenienza, poi dalla destre ormai pronte a vincere le elezioni. E così fu.

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